Roma, 20 febbraio 2007
La Martinella e il consumo dei suoli
di Fulco Pratesi Presidente WWF Italia
Come molte altre città italiane, Bergamo negli ultimi decenni è stata caratterizzata da
una crescita dell’edificato che si è diffuso a macchia d’olio nei territori agricoli dell’intorno. Oggi non si distingue più un confine netto fra città e campagna, perché l’urbanizzazione
si mescola a quei ritagli di campagna che, nonostante le pressioni edificatorie, hanno saputo resistere.
Il territorio agricolo risparmiato dagli edifici e dalle infrastrutture gioca un ruolo sempre
più importante nell’equilibrio dell’ambiente urbano.
Per questo motivo il WWF, insieme alle altre associazioni ambientaliste, e ai
comitati cittadini, è da tempo impegnato in una serie di iniziative propositive
di sensibilizzazione affinché il sistema delle aree libere intorno alla città diventi
il progetto della <cintura verde> della Grande Bergamo.
Si tratta di un sogno realizzabile che mira alla salvaguardia e alla valorizzazione della
preziosa risorsa ambientale costituita da un’insieme frammentato di parti verdi ai confini
della città, che tuttavia raggiungono una superficie di circa 1.000 ettari.
In questo scenario urbano le due aree della Martinella giocano un ruolo importantissimo
perché sono la parte conclusiva della cintura che si relaziona, con grande difficoltà
fra le maglie dell’urbanizzazione, con il sistema dei colli e con l’inizio della valle Seriana.
Pur appartenendo a due distinti comuni (Bergamo e Torre Boldone) queste aree
sono un caso emblematico di quanto oggi il verde urbano corra il rischio di essere
ancora una volta sacrificato in nome di operazioni edilizie che lasciano
a dir poco molto perplessi.
Se a Bergamo si ipotizza il sacrificio della Martinella, merce di “scambio”
per la ristrutturazione dello stadio, sul fronte di Torre Boldone l’ipotesi
avanzata dal Comune di destinare una parte dell’area a prossimi interventi residenziali,
si configura come il primo passo verso una pericolosa parcellizzazione
e cementificazione di uno degli ultimi presidi verdi della zona.
Non va dimenticato che quest’area è il contesto preziosissimo in cui da anni opera la
Cooperativa Areté (impegnata nel campo dell’agricoltura biologica e del recupero e
sostegno di persone svantaggiate) ed ha sede l’Istituto delle Suore Poverelle.
Come la nostra Associazione ha già osservato e sottolineato nelle sedi appropriate, è
necessario riflettere a fondo prima di intraprendere la direzione di ulteriori
consumi di suolo libero, ed è importante che gli Amministratori locali siano
consapevoli che le aree inedificate sopravvissute, come quella della <cintura>
di Bergamo, devono essere inquadrate prioritariamente in un progetto unitario.
Le parti di territorio come la Martinella devono mantenere la peculiare caratteristica di
presidio vegetale in un contesto pesantemente urbanizzato, confermandosi come
tasselli di una ampia rete di connessioni ecologiche, e di potenziale biodiversità,
che si fa spazio fra l’edificato di Bergamo e dei comuni limitrofi.
Da anni il WWF si batte per sensibilizzare il mondo politico, l’opinione pubblica,
i cittadini sui temi dell’ambiente, ottenendo talvolta, a livello regionale,
nazionale e comunitario,
forme di finanziamento mirate al mantenimento delle aree agricole in contesto urbani e
periurbani, o alla creazione di aree boscate fruibili dai cittadini.
Il suolo verde risparmiato dal dilagare dell’urbanizzazione dev’essere indirizzato
al servizio dell’interesse collettivo, verso un riequilibrio della forte pressione
antropica ed un miglioramento della condizione ambientale delle nostre città.
Possiamo mantenere le attività agricole esistenti, magari migliorandole e
incentivandole, possiamo piantare gli alberi per creare le nuove foreste
urbane che aiutino a contrastare l’inquinamento atmosferico,
possiamo utilizzarlo per svolgere attività ricreative, ludiche e didattiche.
Se vogliamo costruire insieme il futuro delle nostre città e delle prossime
generazioni, oggi più che mai dobbiamo affermare con convinzione che il verde
non è più territorio di conquista dell’edificazione ma è una risorsa a disposizione di tutti.
Ricordiamo che nel 2050, sono dati dell’ultimo Living Planet Report del WWF, avremo
consumato le risorse naturali che l’ecosistema è in grado di fornire all’uomo: non
abbiamo però un altro pianeta dove vivere.
La risposta deve essere l’arresto immediato del consumo dei suoli, come ha deciso,
ad esempio il governo Merkel, che ha varato un piano di progressiva
riduzione del consumo dei suoli, che per il 2050 dovrà essere pari a 0.
Fulco Pratesi