INTERVENTO ASSESSORE CORTINOVIS
“Buona sera a tutti, io richiamo ad una breve seminario che abbiamo avuto prima con l’Assessore Macario al Parco dei Colli. A me appassionano i temi forti, i confronti sulla Valmarina, sulla tradizione e sulla contemporaneità. Su questi temi, e anche su questi altri che sono stati presentati con molta passione da chi è riuscito a mettere in moto alcuni meccanismi che mi auguro che anche in provincia di Bergamo e soprattutto nella città, nella grande Bergamo, si incominci non solo a parlarne ma probabilmente anche a dare alcuni risultati. Chiusa la parentesi.
Io credo che noi siamo un’Amministrazione che abbiamo ereditato (parlo da Assessore alle Politiche del Territorio, per la prima volta, prima di me c’è stato per quindici anni qualcun altro, quindi delle scelte fatte risponde chi ha fatto prima di me, io rispondo delle mie, con il Sindaco) una situazione per cui scendo dal ruolo al Parco dei Colli (dove a me piacerebbe far solo quello di mestiere perché è molto più , non dico facile, là c’è un piano, ci sono dei vincoli, ci sono i piani di sviluppo aziendale, ci sono attività in convenzione ) quello che è emerso da alcuni confronti, là si fa , per fortuna si fa, perché la macchina ha gli strumenti per poterli fare.
Diverso è invece quando mi calo nella realtà di un territorio fortemente antropizzato, come abbiamo visto, non perché lo abbiamo fatto noi, ma perché l’abbiamo preso così. Abbiamo problemi sul territorio che sono poi i nostri obiettivi di programma. Noi stiamo sviluppando, senza alcuna rendita fondiaria (perché se c’è una Amministrazione che non porta a casa oneri, in tutto l’hinterland di Bergamo, è Torre Boldone ), stiamo faticando con il bilancio proprio perché vogliamo dare risposte senza consumare il territorio che qualcun altro probabilmente non è stato molto attento (parlo magari di molti anni fa, immagino negli anni Settanta).
Torre Boldone ha avuto uno sviluppo subito dopo gli anni Sessanta, per cui probabilmente senza Piani Regolatori mentre Gorle — per dire - sta facendo magari più oggi, si sta trasformando in città oggi con un criterio, che mi auguro, sia migliore di quello di Torre negli anni Settanta.
Tornando a noi, noi oggi abbiamo i problemi del post post industriale che probabilmente hanno solo le metropoli, ma noi non siamo una metropoli. Siamo un piccolo paese, lungo, dalla testa pensante che abbiamo battezzato con il Piano dei Servizi, questa grande testa che rimarrà testa per sempre, per tutta la storia, che è il Parco dei Colli (che rappresenta il 40% del territorio, per fortuna, e che deve rimanere così e che non potrà essere edificato). Quindi un Parco che c’è, e l’idea che prima qualcuno ha buttato già lì era quella del Sentierone — fra virgolette — di Torre Boldone che parte da questa testa pensante, scende, scende un po’ proprio come fa il Gardellone e collega tutto l’abitato cercando di fare quello che l’uomo non ha fatto, cioè collegare i paesi. Noi siamo tagliati dalla vecchia Provinciale, dalla SP 35 (che dire strada vergognosa, per essere degli anni Settanta, è dire poco perché ha stroncato il paese in due) e c’è poi la Tramvia, che noi stiamo cercando di spingere perché ci crediamo — al di là di alcuni aspetti tecnici — però ci crediamo perché dovrebbe toglierci un po’ di [traffico] e fra l’altro è posta appena a monte di quella strada, di quel segno forte, e sarà un altro segno anche quello.
E poi noi vogliamo che la parte bassa del paese ( io ci abito) diventi città, dove hanno pari dignità i cittadini per i servizi. La [via] Martinella: io l’ho scoperta quattro anni fa dal punto di vista proprio organizzativo, non mi sono mai occupato, e mi sono veramente vergognato di essere un Amministratore perché lì non esiste neanche urbanisticamente una pianificazione. La viabilità interna dell’abitato non è Comunale, è privata, ci sono le buche alte così. Non si riesce a girare la macchina, io sono passato; la prima cosa che dobbiamo fare è fare una variante urbanistica per sistemare almeno la viabilità. Cosa è successo, con la Legge 12, come sappiamo bene e Spreafico dovresti saperlo meglio tu di me (è inutile che vieni a dirmi perché c’è disegnata questa roba che vediamo qui dietro alle nostre spalle) questa — attenzione - è disegnata nel PRG vigente che io non posso modificare fin quando non avrò fatto il PGT. Per cui, la nostra idea è questa: di fare in modo di superare questa barriera [la divisione operata dall’attuale SP35]. Nel momento in cui la grande viabilità della provincia, che mi auguro che un giorno arrivi a compimento; non so, l’asse Nembro-Seriate - appena si metterà in funzione, mi auguro a breve — questa potrebbe essere dimessa [tratto dell’attuale SP 35 che attraversa il territorio di Torre Boldone ] per diventare di tipo urbano. A quel punto dovremmo superare quello che è il vero problema che c’è tra la parte sopra e sotto [del paese], cioè fare una piazza sopra la provinciale, un collegamento a livello ricostruendo il vecchio asse della via Imotorre, Per cui dall’abitato della Martinella, di via San Martino Vecchio, ecc., si accede (in bicicletta o a piedi) alla tramvia, che dovrà essere il collegamento più importante del paese.
Questo per dire che il segno tratteggiato che vediamo, è solo perché il PRG oggi vigente è così. Io non posso cancellarlo, anche se da parte dell’Amministrazione non c’è nessuna volontà di andare a fare la bretella.
Grazie all’Amministrazione Comunale di Bergamo, l’attuale, ho portato a compimento (insieme appunto ai colleghi Assessori ai Lavori Pubblici di Gorle, della Provincia e del Comune di Bergamo) un accordo importante di programma. Per la prima volta, credo, in trent’anni si fa un accordo di programma di due miliardi — delle vecchie Lire — per poco più di trecento persone in tre Comuni: Torre, Bergamo e Gorle. Perché lì c’è da mettere intanto in sicurezza la viabilità, fare un po’ di marciapiedi, fare i servizi essenziali (fognature, pubblica illuminazione) e, soprattutto, creare almeno un minimo di posti auto per i residenti di Bergamo (che tra l’altro — per un mutuo soccorso, per la prima volta — dove il parcheggio per gli abitanti di Bergamo verrà su Torre Boldone, e il parcheggio per gli abitanti di Torre Boldone sarà su Bergamo) con gli espropri. È firmato un accordo, che è quattro anni che abbiamo fatto partire, con la vecchia Amministrazione, e si è chiuso l’anno scorso. Però anche su questo, abbiamo ricorso al Presidente della Repubblica, per esempio, di un vecchio compagno di strada nostro, perché non è stato firmato un allegato al documento. Questo vuol dire amministrare. Quando io scendo e vado ad amministrare, devo fare il conto con queste procedure, perché siamo qui apposta. Chiudo la parentesi, visto che parliamo di procedure, con la questione dell’articolo 9 della Legge 12. Io questo l’ho approfondito, l’ho studiato, ho pareri legali in mano, dove questa variante, questo Piano dei Servizi, è l’unico spazio che riesce ad essere impositivo sul privato. Perché questa area qui non si può acquisire con l’esproprio, perché diventa un Piano di Zona a tutti gli effetti. Pareri legali alla mano, non so chi l’aveva chiesto — forse Tombini — l’ho detto anche in Consiglio Comunale, questo qui a tutti gli effetti (articolo 9 della Legge 12) consente di individuare un’area apposta. Immagino che il Comune di Bergamo abbia utilizzato lo stesso strumento, mi sembra a luglio, [Ass. Macario: “il Piano di Zona”] il Piano di Zona, va bé, comunque passa sempre per l’articolo 9. Per fare chiarezza, se la volumetria è quella definita, l’approvazione definitiva non farà altro che precisarla in maniera rigida.
Tanto è vero che noi non abbiamo voluto indicare qui il tipo di intervento che si andrà a fare, primo perché se non ci sono necessità non si va ad urbanizzare; è una identificazione sul territorio di una cosa che va a risolvere problemi (ed è il secondo aspetto che diceva già il Sindaco prima e non mi ripeto) per cui qua, l’unica via di uscita studiata, sono: un passaggio interno qui e questa strada.
Il Presidente dell’Aretè, probabilmente, non è bene informato. Ma la carrozzeria che parlava prima il Sindaco è qui, c’è già la carrozzeria. Noi stiamo facendo una riqualificazione di un quartiere. L’obiettivo nostro è: primo, non portare in Comune più nessuna attività, neanche artigianale. Secondo: incentivare, là dove possibile, ad esempio la dismissione. Qui cosa succede: con uno strumento urbanistico come il nostro — che non è modificabile oggi, lo faremo con il PGT nei due anni che avremo — qui si sono verificate delle costruzioni, purtroppo, che sono fuori tempo (non sono fuori norma, rispettano benissimo la norma), sono inconcepibili oggi. Lo dico io che faccio l’Amministratore. Perché io vado, dismetto il mio capannoncino, e faccio un volume che non riesco neanche a fare tutto quello che potrei fare per legge.
E ci troviamo che non c’è un posto auto, non riesco a girare la macchina. Sono quelle situazioni che noi, per fortuna, abbiamo solo grosse in due realtà: una è questa e una del Fenile.
Tornando ai numeri che diceva Rovetta [Consigliere Comunale di Rifondazione Comunista] che ovviamente contesto totalmente (perché se c’è una Amministrazione attenta a questo, se ne dia atto) perché al Parco dei Colli l’unico piano attuativo convenzionato che riduce i volumi già esistenti, dati in concessione alla Croce Rossa (erano 27.500 esistenti, portati a 32.000 — già pagati gli oneri, quindi già concessi — con la Variante fatta in Consiglio Comunale e al Parco dei Colli si riducono i volumi, comunque scatola è, perché volumi sono). Che ci vadano gli infermieri a lavorare, l’antropizzazione del territorio è la stessa. Lasciamo perdere la destinazione. Se ci vanno 300 allettati (io ero contento) con 300 infermieri, io dal punto di vista dell’antropizzazione del territorio, il volume c’è. Al Parco dei Colli, assemblea, unanimità di tutte le forze politiche che hanno approvato perché si riduce a 23.000 metri cubi. Palazzo Vecchio. Se un PRG incrementa 6000 metri cubi, su 15000 totali, per avere un ettaro, quando fai la somma devi fare il conto di quello che c’è in più e non si conta quello che c’è già. Per dare informazione corretta.
Perché Torre Boldone è un paese che, intanto cerca di risolvere i problemi, sa che non sta facendo nessuna rendita fondiaria perché quello che raccoglie lo spende lì (infatti è vero che uscirà [nella zona di Palazzo Vecchio] un parco di 10000 metri quadrati totalmente aperto). Un altro parco uscirà sotto la Croce Rossa, perché sono 16000 metri quadrati di parco che va con gli stessi indirizzi che si diceva prima. A me spiace personalmente di non poter…veramente, sarebbe troppo facile dire qua, subito oggi: facciamo tutto verde. Noi dobbiamo dare risposta a dei problemi, a un mandato, che io ho avuto la fortuna (e la condivisione di un programma), dobbiamo sostenerlo.
Ma non a tutti i costi, perché può essere che rimanga lì così perché non c’è bisogno di case popolari. Quello che noi vorremmo fare è: sistemare il quartiere, aprire all’interno dello spazio verde (magari anche qualche orto urbano), fare dei parcheggi.
Quindi esattamente quel modello che vedete là in fondo [zona viale Lombardia], è esattamente un Piano di Zona (erano esauriti i Piani di Zona); quel modello là che ci abita la gente, è attaccato alle attività artigianali. Io ho conosciuto famiglie nuove, della Martinella, che sono venute ad abitare da un anno, giovani coppie con bambini, mi hanno detto: << Guardi che è assurdo che io esco, col bambino piccolo, su quella strada qui che mi ammazzano, non c’è un negozio, per andare a portare il bambino alla Scuola Materna là. >> Allora abbiamo detto in questo studio, che andrà sviluppato: quella strada qua [nuova, prevista nell’area verde in questione] è solo di servizio a questa area per il parcheggio. Non possiamo spostarla per quei motivi che ho detto prima. Questa è Torre Boldone ed è abitato fino qui; l’unica strada è questa. Abbiamo già acquisito un’area in un’operazione urbanistica qui, stiamo forzando la mano, per poter accedere e girare le auto se no qui non si girano le auto. Per cui io ho il dovere di creargli uno spazio di manovra, il verde e il gioco dei bambini. Se poi le case non servono, non servono più le case perché nessuno ne ha bisogno (Rovetta dice che c’è un bisogno comunque da progettare. Graduatamente, con un modello nuovo che è quello di “Casa Amica” che ci ha fatto lo Studio [parte del Piano dei Servizi] che credo sia affidabilissimo. Dove dice: è finito il tempo della casa popolare — una per pochi, per sempre — ma si dovrà incominciare a ragionare di: la casa serve in certi momenti della vita, quando uno ha superato i problemi dovrebbe anche cercare di avere un salto. Perché sappiamo l’esperienza di Gratasoglio a Milano, dove poi i figli diventano ricchi, ci sono situazioni difficili da gestire. Il nostro modello è: sposare quanto ha concluso “Casa Amica”, dove si deve costruire la casa sociale, gli alloggi protetti, gli accompagnamenti con un progetto sociale per poco tempo, per cui come quello magari in proprietà convenzionata).
La nostra proposta, qui non c’è, è anche quella di creare una pista ciclabile lungo la roggia. Qui c’è la roggia che sale, per cui viene valorizzata, e si sale. Io chiedo ad esempio già adesso alla Cooperativa [Aretè], perché la pista ciclabile dovrebbe passare al suo interno, perché o incominciamo a ragionare su un tessuto che si collega (di giorno, ovviamente, in sicurezza), perché il bambino che va a scuola e può percorrere un percorso protetto (la tramvia è qui), dovremmo crearlo questo corridoio — chiamiamolo — protetto. Perché il nostro sistema di viabilità purtroppo è ormai compromesso, è difficile. Io sono d’accordo poi che bisogna frenare l’ingresso di questa roba qui [nuova bretella di collegamento all’uscita SP 35 e che attraversa l’area verde in questione ] , probabilmente è un segno che c’è nel PRG e che prima togliamo meglio è. Salvo, che venga declassata questa [tratto strada SP 35 ] e diventa comunale. Avremmo uno scenario diverso da studiare insieme; potremmo farlo anche qui il parco, una volta dismesso. Magari sono disegni fra vent’anni. L’unica roba che esiste oggi è l’idea di questo, di un accesso a questo, e di una stazione ecologica che si amplia. Gli altri discorsi sono legati al Piano Provinciale che dice: questa [area verde della Martinella] è un’area di Primo Riferimento, perché ha caratteristiche di Primo Riferimento. Credo che sia importante parlare di questi problemi che hanno gli abitanti, che abbiamo noi come Amministratori, insieme allo Stadio, insieme alla Martinella di Bergamo, insieme ai temi della città e di chi ci vive. Grazie.”
Oliviero Arzuffi, presidente Cooperativa Aretè: “ Assessore, soltanto non ho ancora ricevuto la risposta se, nel caso- posto che la scelta urbanistica sia quella da parte dell’Amministrazione perché ritiene opportuno che ci sia un’edilizia di tipo convenzionato popolare — quella parte lì [la restante parte dell’area verde, verso via Imotorre] la cogestite con l’Aretè per progetti pedagogici ?”
Assessore Cortinovis: “Noi sul territorio, per fortuna, non abbiamo industrie insalubri, neanche dall’altra parte. Il Sindaco prima ha detto che ci sono attività, tutte artigianali, perché noi abbiamo il falegname, qualche fabbro (ma fabbro vuol dire una persona, due persone), abbiamo un deposito di materiale edile. La carrozzeria c’è, l’abbiamo qui ed è anche grandina. Se questa, alle stesse dimensioni, dovesse spostarsi vicino alla Stazione Ecologica, io credo che il rapporto con l’Aretè non cambia. Stiamo parlando di questo, non stiamo parlando di portare qui attività moleste. Era questo che ha detto il Sindaco, basta, tutto qui.
L’ultima cosa, gliela dico come Aretè, al Parco [dei Colli] noi abbiamo fatto una convenzione con il conte Moroni, per tutta la Valmarina, con l’Aretè. Noi gradiremmo che oltre a Torre, che è piacevole, interessante, ecologico, va benissimo, venissero incentivate anche queste forme, perché noi crediamo molto in questa iniziativa. Ci mancherebbe altro! Proprio perché, questo è interessante, ma credo che sia anche interessante valorizzare altri territori coltivabili.
Io non le so dire. Questa [area della Martinella] rimarrà magari così per vent’anni. Non le so dire oggi. Però io le faccio un esempio pratico. Se una ditta in Torre, oggi, con le leggi che abbiamo, fa la domanda al Sindaco e dice: << Signor Sindaco, io faccio il falegname, ho la petizione firmata dai cittadini. Ne ho piene le scatole di stare qui, ho cinque lavoratori, mi sposto qua. >> Noi la bocciamo. Lei sappia che nella legge nazionale c’è uno Sportello delle Aziende, che fa una Conferenza con tutti gli Enti. Se questa è sul territorio e ha i requisiti, questa si localizza anche qui. Ha capito? Lo può fare, per legge. È quello che succede in tutte le realtà. Le leggi, che giustamente aiutano anche il mondo del lavoro. Queste sono realtà per fortuna modeste perché sono artigianali. Ci sono realtà di industrie, che non abbiamo — per fortuna — che creano veramente problemi notevoli. Noi vorremmo governarli questi problemi, nei limiti, per cui se è conciliabile l’idea della fattoria didattica, insieme al resto, guardi che noi siamo un’Amministrazione….Ne parleremo comunque.”