CHI SIAMO
Dalle pagine di questo sito è possibile approfondire le vicende degli ultimi otto anni, il punto a cui siamo giunti e le proposte alternative da noi avanzate sulla questione dell’area verde della Martinella.
Qui vogliamo, in due parole, presentarci. Siamo un gruppo di persone provenienti dal paese e zone limitrofe accomunate da un vivido ricordo del nostro passato e da un ostinato convincimento per il futuro. Del nostro passato ricordiamo le distese dei campi con la ritmica successione dei lavori: il lungo e paziente andirivieni dei trattori che in file ravvicinate tracciavano i solchi e seminavano, le accecanti distese innevate in una solare giornata d’inverno, le piccole piantine che davano sempre di più con l’avanzare della primavera un vivo ed intenso colore alla terra, un colore che con l’avvicinarsi dell’estate cangiava progressivamente dal verde all’oro. E nelle calde giornate del raccolto l’aria era pervasa da una fragranza inconfondibile. Anche se non avessimo visto il contadino all’opera o sentito il rumore del trattore, il nostro olfatto ci avrebbe dato con certezza la conferma che il tempo del raccolto era giunto.
Questo mondo è progressivamente scomparso: i campi ospitano ora strade e palazzi, quasi tutte le cascine sono state abbattute, abbandonate o circondate da moderne costruzioni che le stanno soffocando (come nel caso della seicentesca cascina della Colombera). C’è maggior benessere, più servizi, più stimoli di ogni tipo, più opportunità, ma c’è anche più rumore, traffico, l’aria non ha più la fragranza delle stagioni, i ritmi della nostra esistenza hanno avuto un’accelerazione che ci portano ad essere perennemente alla rincorsa. Il tempo non è mai sufficiente per fare tutto quello che vorremmo. Così, forse, non abbiamo nemmeno il tempo di fermarci ad osservare con attenzione il nostro paesaggio, non riflettiamo su come sia stato repentino il cambiamento e su quale sia oggi il suo significato e valore estetico.
La cementificazione viene considerata come un normale ed irreversibile processo che può provocare al massimo qualche sommesso mugugno, una “naturale” trasformazione del territorio che viene incontro alle esigenze più diverse. E questa trasformazione, oltre a cambiare il paesaggio urbano, determina la perdita irreversibile della nostra memoria storica e sociale. Dimentichiamo che i nostri nonni erano in buona parte contadini, e che — dove attorno alla casa c’era un piccolo appezzamento di terreno che lo permettesse — i nostri padri nel tempo libero coltivavano un orto e allevavano qualche gallina o coniglio. Con questo non intendiamo “rimpiangere” quello che è stato o pensare di porci come paladini a difesa del “bel tempo che fu”!
Quello che vogliamo porre è invece una riflessione sull’importanza della memoria: noi siamo qui ed ora, ma abbiamo delle radici che ci legano al passato, se abbiamo l’umiltà di riconoscerle e dare loro il giusto valore. Ecco allora il nostro convincimento per il futuro: facciamo in modo che l’ultima significativa area verde del paese (quella appunto della Martinella) venga preservata dall’urbanizzazione e diventi la memoria storica di quello che in Torre Boldone si è tramandato per secoli. Con gli “orti urbani” diamo la possibilità a chi lo voglia e disponga di tempo libero di riscoprire gesti antichi, a chi verrà dopo di noi diamo la possibilità di conoscere direttamente — e non solo su un libro o da un film — cosa vuol dire coltivare la terra. Utopie? Molto dipenderà da quante persone apriranno la loro mente ed il loro cuore a queste semplici riflessioni e le vorranno condividere.